La visione ticinese che ha dato una nuova vita all’unico marmo svizzero
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Natascia Finocchiaro Maurino, fondatrice e CEO di Cristallina Design, racconta come una materia nata da un mare primordiale sia diventata il punto d’incontro tra territorio, arte, ricerca e lusso contemporaneo
Ci sono materiali che servono a costruire. E poi ci sono materiali capaci di custodire una storia. Il marmo Cristallina appartiene a entrambe le categorie: viene estratto a oltre 1’200 metri di altitudine nella Valle di Peccia, nel cuore delle Alpi ticinesi, ma la sua origine risale a circa 250 milioni di anni fa, quando al posto delle montagne vi era un antico ambiente marino.
È l’unico marmo estratto in Svizzera. Una rarità geologica che per lungo tempo è stata conosciuta soprattutto nell’ambito dell’architettura e dell’edilizia e che oggi, grazie a Cristallina Design, incontra un linguaggio nuovo, sospeso tra funzione e scultura.
Alla base del progetto c’è una domanda semplice solo in apparenza: come si può trasformare una risorsa profondamente legata a un luogo in un racconto capace di parlare al mondo?
A porsela è stata Natascia Finocchiaro Maurino, fondatrice e CEO di Cristallina Design. La sua intuizione è stata quella di non trattare la pietra soltanto come un materiale pregiato, ma come il principio di un’identità: una materia da ascoltare, interpretare e portare nella vita contemporanea senza cancellarne l’origine.
Da questa visione è nata la collaborazione con ECAL, l’Università di Arte e Design di Losanna, e in particolare con il MAS in Design for Luxury & Craftsmanship, percorso di specializzazione frequentato da designer internazionali. Gli studenti visitano la cava, entrano nei laboratori e si confrontano con artigiani e tecnici prima di sviluppare i propri progetti. Le collezioni non nascono dunque da un disegno astratto applicato successivamente alla pietra, ma dall’incontro diretto con il territorio, con i limiti e con le possibilità della materia.
Il risultato è un collectible design che non rinuncia all’uso: tavoli, librerie, complementi e piccoli oggetti dalla forte presenza scultorea, pensati per essere
abitati e tramandati. Pezzi nei quali ogni venatura impedisce la ripetizione assoluta e rende visibile il tempo.
Dietro questa sintesi tra cultura materiale, impresa e narrazione c’è una figura che non si limita a dirigere il marchio. Finocchiaro Maurino segue l’identità visiva, la comunicazione, la selezione dei progetti e la costruzione del racconto delle collezioni. Nel 2026 ha inoltre curato Corals – Origin of Matter, l’installazione presentata all’Università Statale di Milano nell’ambito di INTERNI MATERIAE durante la Milano Design Week: un progetto che ha trasformato un piccolo oggetto della collezione Corals in una presenza monumentale, facendo della storia geologica del marmo un’esperienza da attraversare.
L’abbiamo incontrata per capire come nasce un’impresa culturale da una pietra antichissima e quale idea di lusso possa partire oggi dal Ticino.
Quando ha capito che il marmo Cristallina poteva diventare qualcosa di diverso da un materiale per l’architettura?
«L’intuizione è nata dall’incontro tra due dimensioni che facevano già parte della mia vita: da una parte la conoscenza del marmo, maturata lavorando all’interno della realtà familiare; dall’altra il mio interesse per l’arte, il design, l’immagine e la comunicazione. Guardando questa pietra, sentivo che possedeva un potenziale narrativo ancora in gran parte inesplorato.
Non desideravo semplicemente realizzare una linea di prodotti in marmo. Volevo costruire un progetto coerente, capace di dare forma a ciò che il Cristallina rappresenta: il territorio da cui proviene, il tempo che contiene, il sapere artigianale necessario a lavorarlo e la possibilità di portare tutto questo nel presente. Cristallina Design è nato quando questa intuizione è diventata una direzione concreta.»
Perché coinvolgere proprio ECAL?
«Perché cercavo uno sguardo capace di essere insieme svizzero e internazionale. ECAL è una delle realtà più autorevoli nel campo dell’arte e del design e il suo MAS in Design for Luxury & Craftsmanship mette in dialogo ricerca progettuale, cultura del lusso e competenze artigianali.
La collaborazione non consiste nell’assegnare semplicemente un materiale e attendere una proposta. I designer arrivano in Ticino, visitano la cava, osservano l’estrazione e la lavorazione, parlano con chi conosce la pietra da anni. Questo passaggio è fondamentale: il marmo non è una superficie neutra sulla quale imporre una forma. Ha venature, cristalli, resistenze, trasparenze e variazioni cromatiche che chiedono di essere comprese. È da questa relazione reale che nascono i progetti più interessanti.»
Dove finisce il design e dove comincia l’arte?
«Non sento la necessità di tracciare un confine rigido. Le nostre creazioni conservano una funzione, perché credo in una bellezza che entri nella vita quotidiana. Allo stesso tempo hanno una presenza, un significato e un’unicità materica che le avvicinano alla scultura.
Per me il punto d’incontro è il collectible design: oggetti che si possono usare, ma che non vengono consumati dall’uso; opere funzionali che instaurano una relazione con lo spazio e con chi lo abita. Non si acquista soltanto una forma. Si porta con sé un frammento irripetibile di paesaggio svizzero, trasformato dal progetto e dal lavoro umano.»
Che cosa rende davvero unico ogni pezzo?
«Prima di tutto la materia. Non esistono due porzioni di marmo perfettamente identiche: cambiano le venature, la dimensione dei cristalli, le sfumature e il modo in cui la luce attraversa o accarezza la superficie. La natura introduce una differenza che nessun processo industriale potrebbe riprodurre.
Poi c’è la filiera: dalla cava all’oggetto finito, il percorso è diretto e leggibile. Infine c’è il progetto. Ogni collezione nasce attorno a un’idea precisa e non a una decorazione aggiunta alla materia. È questa combinazione tra origine, pensiero e lavorazione a trasformare un oggetto in qualcosa che può accompagnare una casa per molto tempo e, idealmente, passare da una generazione all’altra.»
Le collezioni non si assomigliano, eppure sembrano parlare la stessa lingua. Qual è il filo comune?
«Il filo comune è il rispetto per il marmo e per la sua origine. Ogni designer lo interpreta da una prospettiva diversa: c’è chi parte dal paesaggio alpino, chi dalla memoria marina, chi dal gesto quotidiano o dall’architettura. Il mio lavoro consiste anche nel riconoscere quali progetti riescano a raccontare davvero Cristallina Design e possano entrare in una collezione coerente.
Non cerchiamo oggetti soltanto belli o sorprendenti. Cerchiamo creazioni in cui forma, funzione e significato siano inseparabili. Il lusso, per noi, non coincide con l’eccesso: è autenticità, tempo, rarità e qualità della relazione che un oggetto crea con chi lo vive.»
Nel 2026 ha curato Corals – Origin of Matter per INTERNI alla Statale di Milano. Che cosa voleva raccontare?
«Volevo rendere visibile un paradosso affascinante: oggi il marmo Cristallina viene estratto in alta montagna, ma porta dentro di sé la memoria di un’origine marina. Sono partita da Corals, la collezione ideata da Min Jun Choi nell’ambito della collaborazione con ECAL, e ho trasformato la forma del corallo in un elemento monumentale alto 1,6 metri.
Attorno ad esso ho costruito una lounge con sedute in marmo Cristallina e granito ticinese. Sono materiali provenienti dallo stesso territorio, ma nati attraverso storie geologiche diverse. Desideravo che l’installazione non fosse soltanto osservata: doveva essere attraversata, toccata, abitata. Le persone potevano sedersi e sostare dentro il racconto. Per me curare significa proprio questo: non aggiungere una spiegazione a un oggetto, ma creare le condizioni perché il suo significato possa essere vissuto.»
La sua formazione nella comunicazione quanto incide sulle decisioni imprenditoriali?
«Incide in modo sostanziale, perché un progetto acquista valore quando possiede un’identità chiara e sa comunicarla senza tradirsi. Seguo personalmente molte componenti del marchio: dalla direzione narrativa alla selezione dei progetti, dall’immagine agli allestimenti, fino al modo in cui ogni collezione viene presentata.
Non considero la comunicazione una confezione da applicare alla fine. Entra nel progetto fin dall’inizio. Il nome, le immagini, lo spazio, le parole e l’esperienza devono raccontare la stessa visione. È un lavoro che richiede sensibilità creativa, ma anche capacità imprenditoriale: bisogna scegliere, coordinare competenze differenti e trasformare un’intuizione in un sistema riconoscibile.»
Cristallina Design nasce nel solco di Graniti Maurino, attiva dal 1894. Come si innova senza perdere l’eredità?
«Riconoscendo che l’eredità non è qualcosa da conservare immobile. Graniti Maurino ci ha trasmesso una conoscenza profonda della pietra, della cava e della lavorazione. Cristallina Design parte da questo patrimonio e gli apre un nuovo campo di espressione.
La continuità sta nella competenza, nella serietà del fare e nel legame con il territorio. L’innovazione sta nel linguaggio, nelle collaborazioni internazionali e nella capacità di immaginare per il marmo nuovi usi e nuovi pubblici. Per me tradizione e innovazione non sono opposte: una tradizione rimane viva proprio quando riesce a generare qualcosa che prima non esisteva.»
Portare queste collezioni a Milano, Parigi e Losanna significa anche portare il Ticino fuori dai suoi confini?
«Sì, ed è una responsabilità che sento molto. Quando presentiamo un oggetto, non raccontiamo soltanto un brand: raccontiamo una cava alpina, una valle, competenze locali e una cultura svizzera della precisione e della qualità. Allo stesso tempo le mettiamo in dialogo con designer e pubblici internazionali.
Il territorio non deve diventare un’immagine nostalgica o folcloristica. Può essere una piattaforma contemporanea, capace di produrre ricerca, cultura e valore economico. Il nostro obiettivo è dimostrare che un progetto fortemente radicato può avere proprio per questo una voce riconoscibile nel mondo.»
Chi sceglie Cristallina Design, che cosa sta cercando davvero?
«Credo cerchi un rapporto più autentico con ciò che abita. Si rivolge a noi chi non desidera riempire uno spazio, ma costruirne l’identità: collezionisti, architetti, interior designer e persone sensibili all’origine dei materiali e al valore della manifattura.
In un tempo dominato dalla serialità, conoscere la provenienza di un oggetto, sapere chi lo ha pensato e come è stato realizzato cambia il modo in cui lo si percepisce. Il bisogno a cui rispondiamo non è soltanto estetico. È il desiderio di vivere accanto a cose che abbiano verità, presenza e durata.»
Dopo aver trasformato il marmo in collezione e la collezione in installazione, quale sarà il prossimo passo?
«Continuare a esplorare. Cristallina Design è un progetto giovane e il suo potenziale è ancora ampio. Voglio rafforzare il dialogo con l’architettura, gli interni, l’arte e le eccellenze creative svizzere e internazionali, senza perdere la coerenza che ci ha portati fin qui.
Mi interessa che ogni nuovo progetto aggiunga un capitolo, non semplicemente un prodotto. Il marmo Cristallina esiste da milioni di anni: il nostro compito è trovare forme contemporanee all’altezza della sua storia.»
Il percorso di Cristallina Design suggerisce così una possibile definizione del lusso svizzero contemporaneo: non ostentazione, ma origine verificabile; non serialità, ma differenza; non un oggetto separato dalla vita, ma una presenza capace di costruire memoria.
E racconta anche qualcosa del Ticino. Un territorio può guardare lontano senza smettere di essere sé stesso, quando qualcuno riesce a riconoscere ciò che ha sotto gli occhi e a immaginarlo diversamente. Nel caso di Natascia Finocchiaro Maurino, tutto è cominciato da una pietra. O forse, molto prima, da un mare diventato montagna.
Chi desidera scoprire le collezioni Cristallina Design, conoscere la storia dell’unico marmo svizzero o esplorare opportunità di collaborazione può visitare il sito ufficiale: www.cristallinadesign.com
Redazione Abitare